Home Politica Cardito, avanzi e macerie di una politica che non c’è più: tra...

Cardito, avanzi e macerie di una politica che non c’è più: tra Pd e Fi l’insalata mista è servita

399
0

Sembra muoversi qualcosa a Cardito, ma di certo non sul piano politico. La stasi e l’impasse a cui ci ha abituato la gestione Cirillo si è ormai fatta tremendamente pesante. Gestione, proprio così: res publica, cosa nostra, casa mia. Il refrain è sempre lo stesso, ma in questo articolo non parleremo solo del demiurgo dagli arzigogolati impossibili, puntiamo ad analizzare e focalizzare l’attenzione sui consiglieri Giovanni Aprovidolo, Giuseppe Mirone, Orlando Desimone e Andrea Russo. Non si capisce come, visto che, Cirillo, da anni collocato nel Pd, abbia in maggioranza i quattro, da poco passati con Fi, nonostante i salti ed i voli, non solo pindarici, questa squadra del bene tutt’altro che Comune, si sta sgretolando piano piano.

Come già ribadito, il buon Peppino, dovrà fare appello a tutta l’esperienza accumulata in questi anni per evitare di ritrovarsi contro i ‘vecchi’ rampolli, chiudere il mandato con un Consiglio numericamente risicato non sarebbe un buon biglietto da visita in vista della candidatura alle prossime Regionali. Quali sono i punti che hanno creato acredine e livore tra i fedelissimi di Cirillo ed il sindaco stesso? Il ragionamento è molto più semplice di quanto si pensi; i quattro, ormai, sono stanchi di essere attori non protagonisti e soprattutto, forti dell’ultimo mandato del clone di Luca Giurato, vogliono scegliere menù e lista di nozze, un po’ come si fa ai matrimoni. Ed è proprio sul quartetto Aprovidolo, Mirone Desimone e Russo che bisogna fare una riflessione: i moschettieri hanno costituito il movimento Siamo Cardito, dalle pagine social, ogni tanto spunta qualche post che crea dibattito politico, quello che da anni manca a Cardito, purtroppo e ribadiamo purtroppo, la nota dolente e la critica che muoviamo, è proprio sui contenuti.

Due post in particolare fanno nascere e partorire fragorosi sorrisi e tremende risate, anche se gli argomenti sono più che importanti, questione ex lsu, lo stop agli abbattimenti e il condono edilizio, fermiamoci un attimo, sì, perché la domanda sorge spontanea: quando gli lsu di Cardito hanno marciato e criticato aspramente Giuseppe Cirillo, per la mancata stabilizzazione, questi quattro consiglieri dov’erano? Quando a Cardito imperversava la cementificazione selvaggia e sono state abbattute le case dei cittadini ‘comuni’, i quattro dov’erano? Dove sono questi pseudo difensori della classe operaia, perché non parlano dei beni confiscati alla camorra che ci sono sul territorio, del Puc, dei concorsi truccati ed annullati, degli avvisi di garanzia a dirigenti e dipendenti comunali, dell’assegnazione dei loculi nel cimitero, dei complessi residenziali nati in questi anni? Ve lo diciamo noi, i paladini del sentimento assopito di quella sinistra che ormai resta nel cuore dei nostalgici, erano al potere, consci e consapevoli di tutto quello che succedeva, tra incarichi e prebende da raccogliere, sostenevano, per alzata di mano l’azione dell’amministrazione. Oggi, invece, grazie ai social, si travestono da demagoghi e cercano di racimolare consensi, anche se lungimiranti, in attesa della prossima tornata elettorale.

I quattro, escludiamo Desimone perché non presente nel passato quinquennio, sono porzioni degli scandali che il territorio ha vissuto, sono le mani sporche ma tenute ben chiuse, non per mostrare il pugno alzato, quel pugno che illo tempore significava tanto, ma per non far cadere dai palmi gli ultimi brandelli di coscienza, strappati a forza, in cambio dell’abbraccio celestiale con il dio Pluto. Siamo Cardito, vuole entrare con prepotenza nelle scelte politiche e decidere le prossime mosse, pretende l’azzeramento della giunta, vuole penetrare negli uffici che contano, anche nel consorzio cimiteriale, chiedono la testa del presidente del Consiglio Antonio Giangrande, da Siamo Cardito a ‘Vogliamo Cardito’, con un semplice schiocco delle dita.

Due parole vanno spese anche per la minoranza; da Mazza, Nunziante Raucci e Andreina Raucci, non ci aspettavamo le fatiche di Ercole, ma nemmeno una scialba se non inesistente e fioca voce nel civico consesso, quest’ultimo già vuoto e scarno di per sé, basti pensare al consigliere Pasquale Bova che da due anni si limita solo ad alzare la mano, a secco di proposte. Marco Mazza, stimato professionista del territorio, con una lunga militanza politica alle spalle, in Consiglio, è l’unico erudita, rumors lo darebbero tesserato nuovamente con il Partito Democratico, cioè, il partito del sindaco, probabilmente è arrivato il momento di cedere il passo e tenere fede ai patti stipulati nel 2020, ovvero, dimettersi e consentire a Luigi Iorio (in foto) l’ingresso in Consiglio Comunale.

Infine, sarebbe un errore pensare ancora a quel decennio (2002 – 2012), quegli anni sono ormai lontani, pregni di nostalgia, sono sicuramente pagine di storia, di grandi fasti politici, ma pur sempre pagine ingiallite dall’inesorabile ala del tempo e chi ha fatto il suo tempo deve farsi da parte, gerontocrazia sì, ma fino ad un certo punto, basta. Cardito ha bisogno improcrastinabilmente di un riciclo generazionale, le agorà devono tornare ad essere il teatro del dibattito e del confronto, l’esperienza deve mettersi al servizio dei giovani e non viceversa, un paese deve premiare il merito, le competenze, non soggetti assunti ad personam o indennità di carica ‘regalate’ a disoccupati portatori di voti e faccendieri, ora basta, serve una svolta, mai più casta meretrix.   

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here