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Cardito: il disastroso consiglio comunale e la questione Sai che portano verso casa

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“Tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti”. Troppo aulica questa citazione del maestrone Guccini per un’amministrazione palesemente imbarazzante. Cinque mesi di nulla assoluto. L’ultimo consiglio comunale, datato 26 ottobre 2026, ha evidenziato spaccature interne e mancanza di autorevolezza da parte della maggioranza e del suo rappresentante che effettivamente non c’è. Addirittura hanno consentito a Giuseppe Cirillo di tenere una vera e propria lectio magistralis nei suoi interventi. A rincarare la dose l’ex presidente del Consiglio Antonio Giangrande che sovente e tonante ha ricordato alla fascia tricolore che a Carditello hanno votato Barra (riferendosi al consigliere regionale) e non Raucci, uno schiaffo che il diretto interessato ha incassato a suo modo, ovvero, in rigoroso silenzio. Nel civico consesso, tra i punti salienti all’ordine del giorno, vi erano, la chiusura dell’ufficio anagrafe, sempre a Carditello e la questione SAI (sistema di accoglienza e integrazione).

A chiedere delucidazioni sul primo quesito, il consigliere di Cardito Viva, Antonio D’Andrea, quest’ultimo poneva la domanda su come era possibile che di domenica, due ex lsu, uno dell’ufficio ecologia l’altro dell’ufficio manutenzione, si trovassero ad eseguire lavori di pitturazione, tra l’altro sopra una scala, in spregio a tutte le norme di sicurezza. Ancora, il cambio dello statuto sulle commissioni, incredibilmente e paradossalmente Peppe Cirillo sale in cattedra e sottolinea argutamente che questa virata trova la sua genesi nei numeri che in consiglio comunale non ci sono, non essendoci appunto una maggioranza schiacciante, di seguito la minoranza decide di abbandonare l’aula su proposta dell’ex sindaco.

Ma l’argomento pernicioso riguardava la manifestazione di interesse pubblicata mediante delibera di giunta, datata 24 settembre 2026; questione Sistema di accoglienza e integrazione. Ancora una volta, il sindaco Raucci si è trovato di fronte ad un’operazione propinata e non voluta, la mancanza di carattere e di pensiero, il suo essere uno ‘yes man’, il non saper prendere decisioni da solo, il non voler scontentare chi lo ha portato sullo scranno più alto del Consiglio, insomma, la sua inconsistenza, lo hanno catapultato di nuovo nel baratro e il tonfo si è sentito fino in regione Campania. La tavola era già apparecchiata, per il gran simposio non mancava nulla, cooperativa ‘amica’ e alloggi già individuati, bisognava solo attendere i commensali, ma a rovinare la festa ci ha pensato il buon Giovanni Aprovidolo. Prima dell’assise, infatti, il consigliere di ‘Siamo Cardito‘, ha fatto revocare proprio quella delibera di giunta, senza se e senza ma, motivando e sottolineando che dietro questo ‘disegno filantropico’ per gli immigrati, non vi era alcun interesse pubblico ma solo personale. Dal cemento alle politiche sociali è un attimo. Questi gli accadimenti, in 150 giorni si è fatto solo strame, una cosa sono i tifosi, l’altra, i cittadini. Per governare non bastano solo i voti, quei voti tanto ricercati e richiesti tra aprile e maggio come le indulgenze a pagamento nel Medioevo, per guidare una comunità servono coraggio e orgoglio, insomma, bisogna anche saper dire di no, se questo è l’andamento, meglio andare a casa.

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