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INTERVISTA A PATRIZIA SOMMESE, DOCENTE E REFERENTE DEL GLI DEL LICEO CLASSICO “PANSINI” DI NAPOLI

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Chi è Patrizia Sommese?

Sono un’insegnante del liceo classico “Pansini” e sono referente del gruppo inclusione(GLI). Gestisco e organizzo tutti il gruppo dei BES che oggi comprende non soltanto gli alunni diversamente abili ma anche i DSA cioè coloro che sono affetti dal disturbo dell’apprendimento e anche coloro che vivono problematiche vuoi socio-ambientali , vuoi socio-linguistiche e quindi hanno bisogno di un percorso personalizzato.

Ci spieghi in cosa consiste l’inclusione sociale e l’importanza di questo concetto

L’inclusione sociale è davvero un concetto molto ampio. Nell’inclusione io vedo l’accettazione dell’altro con tutte le sue problematiche e diversità. L’inclusione è tutto il comportamento di noi insegnanti che ci deve aiutare a vedere il “ positivo” dell’altra persona e non il “negativo”, la malattia, quello che non può fare. Occorre valorizzare l’altra persona.

Secondo lei, quali e quanti sono i limiti della società nell’approccio al tema dell’inclusione?

Sono tantissimi. Si incontrano problematiche oltre che strutturali, soprattutto mentali ovvero la chiusura verso l’accettazione. Se non si riesce a comprendere la diversità, questo atteggiamento porta all’esclusione sociale. Sono le problematiche mentali degli operatori quelle che a me fanno più paura.

L’Europa esorta i paesi che ne fanno parte a investire sul tema dell’inclusione. Secondo lei sono stati fatti dei passi in avanti in questo senso?

Di passi in avanti sicuramente ne sono stati fatti e abbiamo anche tante leggi che ce lo dimostrano. Però,al di là della legge, a me interessa verificare la pratica di quello che viene fatto. Noi, come Italia, siamo all’avanguardia per tutta la legislazione ma siamo ancora molto indietro per l’applicazione di queste leggi.Quindi, devo riconoscere che, negli anni, non solo in Italia, ma anche in Europa, sono stati fatti passi in avanti ma ancora riscontro moltissime problematiche nell’attuazione delle stesse.

Quali suggerimenti darebbe alle forze politiche per fare in modo che si realizzi un progressivo miglioramento su questo tema?
Il primo passo da suggerire è un’apertura di animo nei confronti della persona che si ha di fronte, al di là di quello che può dirci la legge. Se manca questa apertura di animo e una sensibilità adeguata, non può bastare nessun tipo di ordinamento o decreto che possa farci mettere sulla buona strada.

Lei insegna al liceo classico “Pansini” e rileviamo che, a partire dal dirigente scolastico Pace e poi tutto il personale, c’è una certa sensibilità al tema dell’inclusione sociale. Sono previsti dei progetti, delle iniziative in merito a questo tema in futuro?

Noi stiamo crescendo sicuramente in questo ambito. E’ un discorso che nasce spontaneamente di anno in anno. E’ chiaro che si prevedono sempre miglioramenti, però con la collaborazione di tutti si può arrivare a migliorare la situazione interna alla scuola.

E’ anche palese che questi ragazzi affetti da disabilità hanno comunque delle potenzialità più o meno nascoste, sono dei veri e propri talenti in molti casi, per cui lo stato dovrebbe e potrebbe investire delle risorse per valorizzarli, al fine di creare una società più giusta. Cosa ne pensa?

Certo. Dovrebbe essere assolutamente così, occorre valorizzare le doti di ognuno. Purtroppo, però, ci si ferma molto prima di valorizzare a causa dei preconcetti e degli atteggiamenti di chiusura che nascono involontariamente. Se si potesse realizzare quello che dice lei, il mondo sarebbe senz’altro un posto migliore.

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