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Cardito, teatro comunale: ecco perché la struttura è stata intitolata a Peppe Vessicchio

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Una giornata da incorniciare quella del 17 gennaio 2026, soprattutto per il primo cittadino Giuseppe Cirillo. Inaugurato ufficialmente il teatro comunale, intitolato al compianto direttore d’orchestra Giuseppe Vessicchio, scomparso lo scorso 8 novembre 2025. Sul maestro Vessicchio, di cui si piange ancora l’improvvisa e prematura scomparsa c’è “poco” da dire; la sua carriera, la sua storia, le sue direzioni, la sua infinita grandezza, rappresentano, non solo per i napoletani ma per gli italiani tutti, un sintomatico sentimento di vanto ed orgoglio a livello internazionale. L’evento è rimbalzato repentinamente sulle cronache locali e nazionali, riportato addirittura da Wikipedia. Fino a qui nulla di strano. Ma chi conosce il territorio, i soggetti politici, il sindaco in questione e soprattutto le dietrologie, deve inevitabilmente storcere il naso.

Dopo l’ennessima passerella che ha visto i soliti protagonisti; Mario Casillo, neo vicepresidente della Regione Campania e dominus storico di Cirillo fino a qualche tempo fa, Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e di Città Metropolitana, parte della cittadina a Nord di Napoli è ormai stanca ed esasperata di questa mala gestio, ma andiamo per ordine. Da fonti certe, in principio, il teatro doveva essere intitolato a Sophia Loren, poi a Luciano De Crescenzo. Il nome del maestro Vessicchio è stata l’ennesima genialata del sindaco Cirillo, ras assoluto e indiscusso, solo ed esclusivamente per accaparrarsi la visibilità mediatica, essendo questa la prima intitolazione di una struttura pubblica in Italia a poco più di due mesi dalla dipartita del grande direttore d’orchestra. L’infingardo primo cittadino che di musica probabilmente conoscerà bene solo quattro accordi, “Fa Re Sol Do”, con la lungimiranza che lo contraddistingue ci ha visto subito la trovata pubblicitaria.

Ancora una volta, il vicesindaco di Città Metropolitana conferma di essere non solo il boss delle pietre ma anche delle intitolazioni, lui decide su tutto e per tutti. Inoltre, per dovere di cronaca, va ricordato e ribato che l’opera, parliamo del teatro, è costata più di 4 milioni di euro, una cifra importante, mortificata però dalla capienza. La platea infatti, conta 189 posti a sedere, un vero e proprio schiaffo, visto che spazio e soldi per realizzare uno skenè più ampio e poltrone da aggiungere erano a disposizione. Con tutti questi milioni si poteva far nascere una struttura decisamente più imponente, ma le deficienze di questa amministrazione e di chi la capeggia soprattutto, trovano limite e sintesi nella sola sequenza di accordi che abbiamo ribadito sopra, “Fa Re Sol Do”.

Essere fedeli cronisti di quanto avvenuto, significa anche sottolineare una solenne figuraccia che si doveva evitare per un evento tanto atteso. La tabella luminosa, teatro comunale, era illuminata a metà, o meglio si leggeva solo “teatro c”, nonstante gli sforzi non c’è stato modo di ripristinare il guasto. Dopo l’euforia, le passerelle e l’intitolazione, vedremo che fine farà la struttura e soprattutto come sarà gestita, ma i cittadini sono anche curiosi di sapere alle spalle del teatro, dove sorge quell’enorme cupolone cosa deve venire e soprattutto a chi sarà intitolato.

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