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INTERVISTA A GENNARO RUGGIERO, DIRIGENTE SCOLASTICO DEL LICEO GANDHI DI CASORIA

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Chi è Gennaro Ruggiero?

 

Gennaro Ruggiero è il dirigente scolastico del liceo Gandhi di Casoria da sei anni.

 

Secondo lei, quali sono gli strumenti che devono essere adottati per realizzare una vera scuola di qualità?

Il fondamento per realizzare una vera scuola di qualità è una buona organizzazione. Qualsiasi gruppo di persone che interagiscono tra di loro ( un’impresa qualunque, un’asl, la stessa famiglia che è un’impresa) ha bisogno di un’organizzazione. Poi sull’organizzazione si innesta la comunicazione: una comunicazione efficace è il secondo gradino di qualità; poi la formazione del personale, non solo dal punto di vista culturale ma anche relazionale. Dal momento che la scuola è un sistema che eroga un servizio da persona a persona, l’aspetto relazionale è fondamentale. La scuola non è un’azienda che produce bulloni e quindi mira ad un lavoro puramente tecnico e standardizzato. Quindi, formazione culturale ma soprattutto relazionale.

 

Nella scuola persiste ancora un problema evidente, che è quello del precariato, problema che non è stato risolto. Basti pensare alla terza fascia delle graduatorie di istituto con servizio. Secondo lei, come si potrebbe risolvere definitivamente il problema del precariato nella scuola?

 

Il problema del precariato nella scuola affonda le radici nel passato, al di là del colore politico. I due settori pubblici, che sono alla base di un paese civile e progredito come la scuola e la sanità, sono proprio quelli in cui sono avvenuti più tagli. E’ un paradosso ma è così. I tagli hanno fatto sì che la scuola si servisse di docenti, anche non abilitati, per far funzionare il sistema e adesso, all’improvviso, dicono ai docenti che non hanno i titoli adeguati, non c’è posto etc. A mio avviso, ci vuole un intervento legislativo che sani il precariato, perché se un docente è stato buono per tre anni o cinque anni, all’improvviso non può essere più considerato non buono, visto che ha mandato avanti il sistema scuola per tutti questi anni. Poi devono essere investite risorse per il reclutamento vero dei docenti, con concorsi veri e periodici, perché non basta superare delle prove scritte, bisogna poi saper insegnare in aula. Formazione in ingresso adeguata, con un anno di tirocinio, con esperienza sul campo.

 

C’è un problema che è molto vivo, molto sentito ultimamente nell’ambito scolastico, che è quello del bullismo. Secondo lei, quali sono le cause che portano alla nascita e alla crescita di questo fenomeno sociale e come lo si combatte?

Il problema affonda in un malessere, in una crisi di valori, affonda nella società, nell’inadeguatezza della famiglia. La società è cambiata, è una società dell’apparire, non dell’essere. E’ una società in cui si acquista punti non per quello che vali, per quello che sei ma dai “like” che ricevi per qualsiasi cosa e queste manifestazioni di bullismo e di prevaricazione hanno un senso per gli autori, se hanno poi un riscontro sul web. La famiglia non educa a dovere i giovani, il mestiere di genitore non si apprende con un corso di formazione, si è genitori per natura. Educare significa condurre con mano. I genitori sono totalmente inadeguati, perché la loro unica preoccupazione è eliminare l’ostacolo che si presenta sulla via del proprio figlio, per cui la colpa non è più del ragazzo che non studia ma dell’insegnante. La scuola ha perso autorevolezza, nessuno in passato si permetteva di andare dal docente a dirgli che sbagliava, il docente aveva ragione a priori. Vi è una crisi di valori legata anche a quello che ci propinano i mass media, basta accendere la televisione per rendersene conto. Ci propinano un modello che è quello di chi urla, prevarica, appare. Perché mai i ragazzi dovrebbero venire a scuola a studiare, per prendere un titolo di studio e fare la stessa vita dei genitori, i quali magari hanno un posto statale, devono fare i conti per arrivare a fine mese e poi vedono che chi partecipa a grande fratello o all’isola dei famosi e fa un’ospitata in discoteca, si becca un bel po’ di soldi. I ragazzi questa vita non la vogliono. Vedono il calciatore che a, vent’anni, ha soldi, fama, donne e popolarità. Non c’è più l’essere ma l’apparire.

Abbiamo visto che il liceo Gandhi ha registrato un notevole numero di iscritti. Ci può dire quali sono le risorse e gli strumenti adottati per rendere il Gandhi qualitativamente attraente sul territorio?

Ricette magiche non ce ne sono ma posso dire di essermi ispirato ai criteri di cui parlavo poc’anzi: organizzazione, comunicazione, trasparenza e poi, grazie all’impegno del personale docente e non docente, siamo riusciti a far condividere un progetto di istituto. Se alla base non c’è condivisione, si assolve solo al compito e non c’è quel quid che fa la differenza ed ecco che viene fuori una scuola che si consolida sul territorio e si sta costruendo un’immagine positiva. Se si calano dall’alto le decisioni, la mission, i pareri, i docenti assolvono ad un compito ma non sviluppano senso di appartenenza e riconoscimento sociale.

 

 

Secondo lei, quali sono i deficit strutturali più evidenti inerenti all’istituzione scolastica che nessun governo è mai riuscito a ripianare e risolvere?

Da una parte ci hanno dato l’autonomia ma è un autonomia molto annacquata, perché se io ho un vetro rotto, non lo posso aggiustare, perché deve intervenire la provincia e questo ingessa il sistema. Noi abbiamo avuto un’ala del nostro edificio inagibile per una scala antincendio. Se io avessi avuto autonomia, anche economica, avrei provveduto stesso io. Questo episodio è avvenuto in inverno, adesso siamo a maggio e siamo tra i fortunati che, dopo quattro mesi, stanno lavorando. In questi quattro mesi, noi abbiamo avuto disservizi e questo si ripercuote sull’attività didattica, per cui il sistema è troppo ingessato, le scuole sono vecchie, fatiscenti; è troppo tutto statalizzato e centralizzato, dovremmo avere autonomia economica anche per la gestione degli edifici, ci dovrebbero sgravare la sicurezza degli stessi perché non abbiamo né le competenze né il modo di intervenire.  Ci vorrebbe un intervento politico ancora una volta che miri a mettere in sicurezza tutti gli edifici.

 

Volevo fare con lei una riflessione sul liceo classico. Il liceo classico è stato ed è tuttora un indirizzo di studio di livello culturalmente elevato e, da sempre, ha formato la classe dirigente della nazione. Sta vivendo un momento di difficoltà. Secondo lei, quali devono essere gli strumenti e le risorse adottate per renderlo appetibile.

 

Il liceo classico è e rimane il liceo di cultura per eccellenza, orientato ai contenuti ma è un po’ troppo sbilanciato verso la cultura umanistica. Per renderlo attuale, bisognerebbe rivedere il modo di insegnare soprattutto il greco e il latino, non più in modo trasmissivo   ma come se fosse una lingua viva, ci vuole un approccio comunicativo. L’utenza vede il liceo classico come un liceo difficile, resta la convinzione culturale per cui, se sei bravo, vai al liceo classico, altrimenti vai al tecnico o professionale; poi, per quanto riguarda il liceo, se sei il bravo dei bravi, vai al classico, se sei meno bravo, vai al liceo scientifico. Quindi, rivedere l’insegnamento del greco e latino, veicolandoli a supporto dell’italiano, considerando l’etimologia di numerosi vocaboli. Io inserirei diritto ed economia. Per fare un corretto orientamento sul territorio, devi far capire che il liceo classico ti dà gli strumenti culturali per affrontare qualsiasi tipo di problematica. La scuola deve essere un mezzo non solo per trasmettere nozioni ma per dare gli strumenti cognitivi tali da poter poi risolvere qualsiasi problema.

 

Chiudiamo questa intervista con una domanda sulla politica.  Cosa pensa di questo nascente governo targato lega-cinquestelle.

In bocca al lupo. Come cittadino italiano, mi auguro che il governo, di qualsiasi colore, faccia qualcosa per il paese. Non ci possiamo permettere un governo che cada, che fallisca, abbiamo gli occhi dell’Europa puntati addosso, non ci possiamo permettere di dare un’idea di pressapochismo. Tanti auguri e in bocca al lupo, affinchè mantenga le promesse che hanno fatto in campagna elettorale. Sono un po’ preoccupato. Con la flat tax e il reddito di cittadinanza aumentano le spese, mi auguro che abbiano fatto bene i conti; con le tasse al 20% o al 15%, il mio stipendio raddoppia quasi, quindi non posso che essere felice. Però occorre fare attenzione :   è come se nella mia famiglia, faccio regali ai miei figli in grande quantità,  e poi faccio i debiti, perchè non so come pagare l’affitto di casa. Mi auguro che non si verifichi questo, altrimenti sarebbe la catastrofe per il nostro paese. Siccome io sono italiano e ne sono fiero, sono convinto che il nostro paese abbia grandi potenzialità e possa avviarsi, come si è avviato, verso la ripresa economica. A me interessa adesso la persona, l’ideale politico come c’era una volta, non c’è più. Se sono brave persone che faranno cose buone per l’Italia, ne beneficeremo tutti.  In bocca al lupo al governo e speriamo bene.

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