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Intervista – Settore matrimoni ed eventi in ginocchio: le considerazioni della Wedding Planner Maria La Marca

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Napoli, 25 apr. – L’industria dei matrimoni in crisi tuona in tutto lo stivale: “Il governo ci ha dimenticato”. Mentre per altri settori (ristorazione e balneare) si predispongono le ripartenze, il comparto Wedding è in ginocchio e non sa quando poter ripartire.
La Federmep, che raccoglie gli operatori del settore wedding, ha organizzato il 26 aprile un flash mob in tutti i capoluoghi, invitando a partecipare oltre agli operatori economici del settore, coppie di sposi al terzo o quarto rinvio, giovani che non potranno festeggiare la laurea e altre categorie penalizzate dai divieti.
La mancanza di indicazioni certe da parte del governo sta gettando al macero mesi di lavoro che rappresentano una boccata d’ossigeno in Italia per 50mila imprese, 500mila lavoratori e decine di migliaia di coppie di sposi costrette all’ennesimo rinvio.

Bruschi cali di fatturato, in alcuni casi anche pari al 100% e regole anti contagio arrivano al braccio di ferro. Secondo l’Istat, sono 17.000 i matrimoni saltati tra marzo e aprile 2020, 50.000 se prendiamo in considerazione come parametro di riferimento il periodo tra maggio e giugno 2020.

Il solo settore del wedding coinvolge più di 80.000 aziende e oltre un milione di lavoratori ed è per questo che ci si augura provvedimenti tempestivi, come evidenziato in questa intervista da Maria La Marca, Wedding Planner, impegnata da anni a dare una linea guida professionale ai sogni di tanta gente.

L’INTERVISTA

Signora La Marca, è crisi pandemica in particolare per il settore Wedding ed eventi. Sembrerebbero a rischio, secondo gli ultimi reports, 80mila aziende e 560mila posti di lavoro. In qualità di esperta di settore in Campania, quali dati ci riporta riguardo esigenze e richieste provenienti da questo luogo?

Il settore eventi è un comparto strategico per l’economia campana. In Campania si celebrano circa 23.000 matrimoni l’anno, di cui 16.200 sono riti religiosi; il restante si dividono tra destination wedding e rito civile. L’indotto è di circa 7-8miliardi di euro annuo, con una crescita del 2%. Sono eventi ad alto budget che purtroppo sono stati azzerati negli ultimi 14 mesi di attività al collasso. Siamo al centro della più grande crisi economica che il settore abbia mai potuto avere. La cosa più grave per l’intera filiera è che il governo si sia voltato dall’altra parte nonostante le iniziative promosse dalle associazioni di settore in tutta Italia. Il wedding produce 15miliardi di euro all’anno di segmento di mercato. Ci ritroviamo in balia degli eventi senza date da programmare, senza poterci mettere alla prova secondo quanto ci verrebbe chiesto di fare. Siamo costruttori di sogni e abbiamo bisogno di riprendere il nostro lavoro.

– Si sperava in un rilancio degli Eventi quanto meno nel 2021. Cosa prescrivono i protocolli attuali per il futuro del wedding ed Event Planner? Per partecipare e soprattutto organizzare un festeggiamento, cosa bisognerà fare?

I protocolli sono la chiave del dibattimento attuale tra politica e settore. Tutto il comparto puntava  a una ripresa nel 2021, ma ad oggi non è possibile. Il Comitato tecnico scientifico sta valutando ancora i protocolli proposti dalle associazioni. I ristoratori già lo scorso anno avevano adottato le linee guida di sanificazione e distanziamento delle strutture. C’è sempre una soluzione, basta saperla cogliere! Gli accessi degli invitati oggi devono essere rigorosamente registrati con percorsi e ed ingressi definiti da segnaletica e cartellonistica differenziata, con sanificazione ogni due o tre ore delle aree dedite a servizi nursery e naturalmente certificato di sanificazione della struttura che ospiterà l’evento, debitamente rilasciato da aziende preposte. Il Wedding planner e le aziende lavoreranno in sinergia con un Covid Manager ed un medico o paramedico presente all’evento. Si opererà seguendo una matrice di rischio bassa (verde) o alta (rossa), a seconda dei parametri presenti sulla Regione. Gli ospiti registrati dovranno sottoporsi dalle 48 alle 24 ore prima dell’evento, ad un tampone antigenico. 

– La Campania è tra le regioni in cui l’indotto matrimoniale risulta più cospicuo in termini di domanda ed offerta. Come è cambiato il mercato attuale?

Il mercato è in gran confusione perchè si ritrova con una programmazione da riprogettare numerose volte, non solo poichè le spose hanno chiesto informazioni per la contrattualistica in fase esecutiva dell’evento, ma soprattutto perchè al settore si richiedono continui sforzi di investimento ed adattamento. La domanda è calata: gli sposi vanno in giro a vedere location, richiedono preventivi, ma non hanno una visione di insieme di quello che potrà essere il loro futuro, per cui anche il lavoro degli addetti è in stand-by continuo. Operiamo in bilico sul da farsi e sul ‘si farà’. Anche l’offerta di conseguenza ne ha risentito, per quanto tutti siamo ormai predisposti a fare meglio e di più per la tutela delle persone che a noi si affidano.

– Lavora come Event Planner. Ci riporta brevemente il feedback di tante famiglie e spose che sono attualmente costrette a rimandare un giorno di serena felicità condivisa?

I futuri sposi hanno rimandato o cancellato addirittura le loro nozze; lo stesso discorso vale per altri eventi. La parola ‘rinuncia’ ha preso il sopravvento. Molti hanno scelto di sposarsi solo con 20 parenti o cerimonia civile, sperando di rimandare i festeggiamenti ed adesso si spera che dal 2 giugno in poi qualcosa possa mutare. Hanno paura non solo di rinviare ulteriormente i loro sogni, ma anche che si possano accendere focolai Covid, come già accaduto. C’è ansia nell’ansia. L’intero paradigma nell’erogazione dei servizi è cambiato. Se oggi non creiamo partnership nei progetti, perderemo di credibilità anche all’estero che guarda al Paese come emblema del Made in Italy non più di valore, ma in modo critico ed incompetente.


– In sinergia con le categorie di settore, quali scorciatoie o soluzioni si potrebbero proporre attualmente per evitare che il settore dopo essere stato messo in ginocchio, riceva il colpo di grazia?

Bisogna progettare con una visione di insieme, costruttiva e responsabile. Lo Stato ha visto nel nostro settore anche poca responsabilità, se pensiamo a chi ha continuato a svolgere feste private nel non rispetto delle regole vigenti. C’è anche da dire che spesso chi ci ha rimesso di più sono stati i futuri sposi. Io stessa ho dovuto prendere in carico spose che mi chiamavano per essere aiutate nei confronti di fornitori che dopo acconti o pagamenti hanno chiuso le serrande per sempre. Per ovviare a tutto questo le associazioni di settore hanno siglato protocolli con linee guida anti Covid. Le categorie del wedding in tal senso, stanno cercando di andare incontro alle esigenze economiche della gente, tutelando non solo i loro sogni, ma anche la loro spesa economica. Il settore intero deve dimostrarsi ora più che mai responsabile affinchè lo Stato ci rispetti.

– Niente regole e ristori minimi. Al governo italiano cosa chiedete?

Al governo italiano chiediamo opportunità lavorativa, non ristori o risarcimenti. Abbiamo una costituzione fondata sul lavoro; oggi invece siamo schiavi di un sistema che non sta tutelando i lavoratori. Il governo non conosce il nostro settore; ci sono centinaia di  stagionali, aziende e partner dietro il wedding e gli eventi. Invece di diramare DPCM continui che generano solo confusione e disorientamento, le istituzioni dovrebbero aumentare i controlli. Si può lavorare, si deve lavorare seguendo i protocolli, ma occorrono controlli, non chiusure o sospensioni. Dietro ogni wedding planner ci sono 20-30 aziende ad evento. Il Covid Manager diventa una figura di supporto e garanzia per i settori, come hanno evidenziato i vari protocolli lavorativi. Bisogna prendere in carico tutte le aziende e le necessità delle persone, supportandole con controlli sul rispetto delle regole. Le soluzioni ci sono e vanno trovate, arrivati a questo punto.

– Alle tante coppie o famiglie  per il continuo rimandare la realizzazione del loro sogno, cosa sente di dire?

Sia istituzioni che esperti di settore hanno dimenticato a mio avviso una cosa importante, che la pandemia non ha generato solo crisi economica, ma soprattutto crisi emozionale. Questo vale maggiormente per il nostro settore. Ad oggi tutti ci siamo focalizzati sui numeri del comparto, trascurando che da un anno e mezzo i sogni, la progettualità di giovani e tante future famiglie italiane, sono stati praticamente azzerati. Considerate che per un matrimonio ogni coppia investe in media 18-24 mesi di progettualità, che fin da bambine le donne sognano di investire nel giorno del ‘si’; considerate ancora tutte le tradizioni correlate soprattutto in Campania ai festeggiamenti di un evento come quello delle nozze e non solo…beh, la delusione continua ha infranto tutto questo, soprattutto ha vanificato il tempo perso che non torna indietro ed il prezzo per i sogni e le emozioni che stiamo pagando è ancora più alto dei dati numerici di cui ci stiamo occupando. I Wedding planner sono rappresentanti di servizio, esperti nella costruzione di un percorso di visione futura che oggi non c’è, ma che noi del settore saremo in grado di tracciare insieme per farci dare ascolto nella tutela dei sogni della gente.

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