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A Visco Toni Capuozzo presenta il libro ‘Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli’

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Domenica 27 settembre, alle ore 20.00, un incontro dedicato alla memoria del terremoto del 1976 e alla capacità di rinascita di una comunità

VISCO, settembre 2026 — A cinquant’anni dal terremoto che il 6 maggio 1976 colpì il Friuli, Toni Capuozzo presenterà a Visco il suo libro Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli, pubblicato da Edizioni Biblioteca dell’Immagine. L’appuntamento è in programma domenica 27 settembre 2026 alle ore 20.00, presso il Ricreatorio Parrocchiale, in via Gorizia 4.

La serata sarà moderata da Marco Arturo Messina, reporter di guerra e regista italo-greco, e offrirà al pubblico l’occasione di ascoltare dalla voce dell’autore una riflessione personale e civile su uno degli eventi che hanno più profondamente segnato la storia recente del Friuli. L’iniziativa, voluta intensamente dalla sindaca di Visco Elena Ceccotti, è promossa con il contributo di Cassa Rurale FVG e con il coinvolgimento del Comune di Visco. Al termine dell’incontro seguirà un momento conviviale.

In Una piccola guerra, Capuozzo torna alla notte del sisma e alle sue conseguenze: le ore dell’emergenza, la vita nelle tendopoli, le proteste, il lungo percorso della ricostruzione e la trasformazione di un territorio. Il volume non è soltanto la cronaca di una calamità. È un libro di memoria che intreccia l’esperienza diretta dell’autore alle voci e al destino di una comunità costretta, in pochi istanti, a misurarsi con la perdita e con la necessità di ricominciare.

Il titolo contiene la chiave di lettura dell’opera. Per Capuozzo il terremoto fu «la piccola guerra della nostra generazione»: un evento naturale, ma capace di lasciare macerie non solo nelle case, bensì anche nelle coscienze; uno spartiacque che obbliga a capire che cosa sia essenziale e che cosa valga la pena custodire. Il ricordo del sisma diventa così anche una riflessione sul rapporto tra memoria e futuro, senza cedere alla nostalgia di un passato idealizzato.

L’incontro di Visco permetterà inoltre di approfondire il percorso personale e professionale dell’autore. Nel 1976 Capuozzo era all’inizio della sua vita adulta: l’esperienza del terremoto, il confronto con le assemblee delle tendopoli e l’ascolto delle persone colpite dalla tragedia contribuirono a orientarne la vocazione giornalistica. Quel momento gli fece scoprire un legame ancora più profondo con il Friuli, con la sua lingua e con la sua identità.

A distanza di mezzo secolo, la presentazione propone una domanda attuale: che cosa può ancora insegnare il terremoto del Friuli alle comunità di oggi? La risposta passa dalla memoria condivisa, dalla solidarietà concreta e dalla capacità di trasformare una ferita collettiva in responsabilità verso il presente.

«Con gli anni muoiono anche i ricordi…». La serata intende dare spazio a quelle memorie e rinnovare il valore della testimonianza, affinché il 6 maggio 1976 continui a parlare anche a chi non lo ha vissuto.

Nota biografica sull’autore

Toni Capuozzo, all’anagrafe Antonio Capuozzo, è nato a Palmanova alla fine del 1948, da madre triestina e padre napoletano. Le sue origini riuniscono dunque il Friuli, Trieste e Napoli, mentre il suo percorso di vita lo ha portato a vivere tra Udine, Roma e Milano. Dopo gli studi di Sociologia a Trento, ha iniziato a lavorare nella carta stampata, collaborando con testate quali Lotta Continua, Reporter, Panorama Mese, Epoca e il Foglio.

Giornalista, scrittore e autore televisivo, Capuozzo ha collaborato a lungo con le reti Mediaset e ha condotto il programma Terra!. Pur non amando la definizione di “inviato di guerra”, ha raccontato per decenni conflitti in numerose aree del mondo, tra cui l’ex Jugoslavia, la Somalia, il Medio Oriente e l’Afghanistan. Nella sua bibliografia recente per Edizioni Biblioteca dell’Immagine figurano Piccole patrie (2020), Balcania (2022), Nessuno più canta per strada (2023) e Vite di confine (2024).

Con Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli, Capuozzo torna a una vicenda decisiva nella propria formazione umana e professionale: il terremoto del 1976, vissuto nella sua terra d’origine, che contribuì a fargli scoprire un legame più profondo con il Friuli, la sua lingua e la sua comunità.

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