Home Cronaca Cardito come Orta, che futuro ci aspetta? E’ iniziato il countdown

Cardito come Orta, che futuro ci aspetta? E’ iniziato il countdown

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Probabilmente sarà solo un effimero momento, un anelito pregno di speranza, ma che rincuora e disseta coloro i quali in questi anni, ci hanno messo la faccia, la firma, che sono stati querelati, che si sono esposti in prima persona per mettere a conoscenza i diretti interessati che in un piccolo paesino a nord di Napoli qualcosa non va. Finalmente, dopo tanto inchiostro, dopo tanti esposti, segnalazioni, le acque si sono smosse, in queste ore c’è quindi, chi ride e chi invece ha tanta paura. Il palcoscenico della vita è fatto di comparse, di protagonisti, attori principali o minori, ma soprattutto è diviso in ruoli, ed è qui, ora più che mai, che bisogna menzionare il precetto filosofico di uno dei più grandi illuministi che la Francia del ‘700 abbia avuto, un intellettuale che della guerra alle ingiustizie ne fece quasi il suo scopo di vita. “Ogni uomo pubblico paga il proprio tributo alla malignità, ma ne è ripagato con denaro e onori. L’uomo di lettere paga lo stesso tributo, senza ricevere niente, è sceso nell’arena per suo diletto, si è condannato da solo alle belve.” Questo fondo però non è dedicato al pensiero del filosofo francese Voltaire, ma a quello che sta succedendo a Cardito in questi giorni. Senza presunzione, ma per quanto concerne la ‘visita’ della guardia di finanza sul Municipio, siamo stati i primi a dare la notizia, a ruota poi i quotidiani regionali.

Arriviamo al fulcro della questione, senza perderci in voli pindarici, è ormai risaputo che la magistratura sta indagando su determinate concessioni rilasciate dall’ufficio tecnico, il cui responsabile è l’architetto Pasquale Imbemba, nominato dal sindaco Giuseppe Cirillo, ribadiamo nominato e non vincitore di concorso. Tutte le concessioni, dal 2015 ad oggi, ovvero quelle che al momento sono al vaglio dell’architetto nonché avvocato Alberto Coppola, docente di legislazione urbanistica presso l’ateneo di Napoli Federico II, nominato dalla Procura, sono state rigorosamente firmate da Imbemba.

In questo editoriale, vogliamo inoltrarci nei meandri della problematica; nella p.e.c. inviata dal professore Coppola al segretario comunale, ci sono richieste ben precise, si legge infatti, che, gli atti richiesti ne sono nove. Partiamo da via Roma, il grosso complesso residenziale che è stato appena realizzato da costruttori locali, per poi arrivare nella zona Saic, dove ad A. B., di cui uno stretto parente si candidò proprio con Cirillo nel 2015, è stato rilasciato un permesso a costruire, strano, perché, sempre nella stessa zona, questa amministrazione bocciò il piano di lottizzazione, impedendo la nascita di 70 appartamenti a ridosso del Parco taglia, l’Ente, mediante i suoi tecnici e riconfermato da Imbemba poi, si giustificò dicendo che quella zona era urbanisticamente satura. Sotto la lente di ingrandimento anche il manufatto tra via De Gasperi e vico Nulleto di C. B., ancora il palazzo L. di via Marconi.

I nodi che si dovranno sciogliere sono di natura estremamente tecnica; ad esempio, nel centro storico, la normativa sul piano casa del 2011, prevede che, l’intervento di abbattimento e ricostruzione, aumentando del 35% la volumetria è consentito, a condizione però, che siano palazzi realizzati negli ultimi 50anni o che abbiano subito una ristrutturazione straordinaria, questo sta a significare che supera il concetto di conservazione del centro storico. Ma chiariamo il concetto di volumetria, cercando di renderlo comprensibile; ipotizziamo quindi, che su 1000 m3 abbiamo a disposizione 700 m3, non tutti i m3 saranno residenziali, quindi il 35% si calcola su 700 e non su 1000, questo perché ci saranno sicuramente dei suppenni o sottotetti, depositi ed altro, bisogna quindi capire come sono stati considerati questi ultimi. Bisogna attenzionare poi l’area di sedime, ovvero l’aria dove insiste il vecchio manufatto: per realizzare il 35% si può anche allargare l’area di sedime, ma andare a stravolgere, quello che era un giardino, rendendolo successivamente area edificabile, non è consentito.

Altri aspetti fondamentali sono gli indici di edificabilità e le distanze con i fabbricati circostanti. Al momento ci auspichiamo che questo materiale possa essere un punto di arrivo e non di partenza, perché, se così non fosse, si paventerebbe un filone simile, seppur con minore portata, ad un comune limitrofo. Questi ovviamente sono solo alcuni punti che chi di dovere dovrà analizzare, dipanando ogni errore o ipotetico abuso commesso, un dato è certo, dal 2015 ad oggi, il mattone selvaggio ha trovato pochi nemici e tanti amici.

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