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Finalmente a Napoli la mostra dedicata a Frida Kahlo

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Foto e video di Arturo Favella

Finalmente a Napoli la mostra dedicata a Frida Kahlo, l’artista messicana divenuta simbolo per le donne della creativa resistenza a una vita travagliata, a tratti sconvolgente.

Al centro del percorso immersivo inaugurato dal 3 maggio al Museo Pan, c’è il Messico, terra calda e ricca di tradizioni, grembo di Frida, donna altrettanto caparbia quanto poetica.

“Inciampando impari a camminare e perdendo impari a vincere”, sostengono i messicani. Frida, figlia autentica della sua patria, incarna a pieno il senso di questa massima.
Scatti fotografici, lettere, abiti ed oggetti che riproducono il vivere quotidiano della signora Kahlo, riempiono gli spazi del PAN di Napoli, regalando un’immersione nell’intimità di un’artista che ha segnato il XX secolo con la sua impronta significativa.

Ojos que no ven, corazón que no siente, é il titolo della mostra curata da Alejandra Lopez, in allestimento fino al 29 agosto.

L’exibit aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 20.30 (con ultimo ingresso alle 19.30) e il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 21.30 (con ultimo ingresso alle 20.30), gode del patrocinio dell’ambasciata e del Consolato del Messico a Napoli, in collaborazione con il Comune e l’assessorato all’Istruzione, Cultura e Turismo.

Dagli allestimenti emerge l’animo multisfaccettato di Frida, ben rappresentato dai tanti monili di pietre irregolari, che era solita indossare anche quando la malattia la costringeva per lungo tempo a letto.

Trenta operazioni chirurgiche, protesi agli arti celate da lunghi gonnelloni in tessuti tipici del Messico e Guatemala, oltre che da scialle, fiori e tuniche, rappresentano il modo attraverso il quale la pittrice esorcizzava il dolore fisico.

Abituata fin dall’età di 6 anni a superare problemi di salute (il primo malanno fu una poliomelite), Frida mantiene nel tempo un dialogo attivo e costante con la morte, esorcizzandola attraverso i suoi autoritratti, grazie anche all’amore di Diego Rivera. Subirà tre aborti spontanei durante il loro matrimonio, ma non smetterà mai di amare il suo compagno di vita, arte e militanza politica, racchiuso in una frase che la pittrice dedica al marito: “Io ti cielo”.

L’intensità di questo legame é suggellata nella mostra da uno scatto che ritrae il Rivera intento a baciare Frida nel 1951, mentre era ricoverata all’ospedale inglese. La donna accoglie il marito con un busto correttivo in gesso, da lei dipinto e decorato con simboli comunisti.

Nonostante la degenza e le numerose fratture continua a curare il suo aspetto con trecce, anelli, fiori tra i capelli, resistendo ad un corpo letteralmente lacerato, che la condurrà alla morte all’età di 47 anni, per embolia polmonare.

Grazie al legame con Rivera, che fu il primo a credere nella sua arte, la donna si avvicina al surrealismo di André Breton ed entra nel cerchio degli artisti d’élite internazionali con le sue prime esposizioni.

Rappresenta nelle sue tele l’ambiente naturale, soprattutto le scimmiette, che diverranno suo simbolo particolare, tanto che dopo il tradimento di Rivera, Frida porterà via con sé la sua scimmia preferita, più volte comparsa nei dipinti e si ritrarrá come un cervo ferito ne ‘La Venadita’, proprio perché il marito l’ha lasciata per la sorella minore Cristina.

Alla scrittura Frida riserva tutti i moti ondosi della sua anima, le preoccupazioni economiche per le operazioni subite, da pagare con la vendita dei suoi quadri, oltre che il tormentato sentimento d’amore per il marito. Le lettere in esposizione si intervallano alle foto di Frida bambina, scattate dal padre Guillelmo Kahlo. Il suo stile in età adolescenziale é mascolino, tipico di chi ha l’animo ribelle della rivoluzionaria che segnerà un’epoca col suo fare tenace nel trasformare la disabilità in occasione artistica.
Frida al Pan:

Biglietto intero 14 euro, acquistabile online al sito www.fridakahlonapoli.it. Info 081 248 2200 o al 339 319 4813.

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