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Afghanistan, la repressione talebana passa per l’abolizione dei diritti di donne e bambini

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Sono ore che fanno tremare i polsi quelle che stiamo vivendo. Il mondo si interroga sul senso dei nostri tempi e viene scosso ancora una volta dal vortice di follia in cui sta cadendo.

Come se non fosse bastata la pandemia a mettere in ginocchio certezze e progresso, l’altra parte del mondo mostra la sua faccia più triste, empia e disumana.

Nelle ultime 24 ore dopo il ritiro dei militari Usa da Kabul, si è costruita un’altra pagina nera della nostra storia.

Biden, dall’alto della sua carica presidenziale abbandona dopo 20 anni il popolo afghano al proprio destino: “I soldati Usa non possono morire ancora per l’Afghanistan – ripete – non avevo scelta altrimenti avremmo dovuto continuare la guerra”. Quanto era già stato preventivato da Obama e Trump, ora trova compimento.

Cala un velo pietoso sull’umanità e si concretizza in quel burqa che ora le donne sono costrette ad indossare, scomparendo dietro un “abito tradizionale” insieme ai loro sogni e naturalmente ai loro diritti.

Dalla sera alla mattina la ruota del tempo si inceppa: il regresso prende il sopravvento sul progresso mentre il mondo resta a guardare impotente, dispiacendosi oggettivamente e sentitamente di quanto sta apprendendo.

Se gli uomini afghani cercano fuga aggrappandosi agli aerei americani per sfuggire ai talebani che stanno avanzando nei loro territori, ci si chiede che fine abbiano fatto donne e bambini.

Manifesti con immagini femminili cancellati, donne costrette a lasciare il lavoro, corrispondenti occidentali obbligate ad indossare il burqa per raccontare in live quanto sul posto sta accadendo. É l’apocalisse dei diritti umani!

L’altro ieri sera vicino a Mazar-i Sharif i talebani hanno ucciso 15 donne che lavorano per Ong straniere a sostegno dei diritti delle donne. 
Le ragazze sopra i 12 anni diventano bottino di guerra, i documenti delle donne che stanno lavorando come attiviste per l’emancipazione vengono distrutti dalle stesse Ong per evitare stupri e violenze, oltre che catture; le più giovani nascondono i loro diplomi per evitare ripercussioni, mentre in strada viene urlato loro di indossare il burqa. Il regime della sharia ritorna!

Sulla pelle delle donne si consuma l’odio dei fondamentalisti e coinvolge anche le bambine. Il prezzo da pagare della spirale di ostilità in termini di vite umane è immenso! Circa l’80% dei quasi 250.000 afghani costretti a fuggire dalla fine di maggio ad oggi a causa del conflitto, sono donne e bambini. Con l’arrivo dei talebani che destino avranno?

Sotto gli ombrelloni, a lavoro o nelle proprie dimore, non si parla d’altro. Anche i social lanciano un grido di aiuto internazionale, perorando il rispetto dei diritti umani ormai diventati carta straccia un po’ dovunque!

Questa estate è rovente di dolore. Lo confermano i report che stanno arrivando di ora in ora. “Stiamo ricevendo notizie agghiaccianti di gravi restrizioni ai diritti umani in tutto il paese. Sono particolarmente preoccupato per le notizie delle crescenti violazioni contro le donne e le ragazze afghane, che temono un ritorno ai giorni più bui. È essenziale che i loro diritti conquistati a fatica siano protetti”. Lo ha riferito il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza.

Da Berlino Angela Merkel parla di errori di valutazione e fallimento di una missione, mentre prospetta di accelerare le operazioni di evacuazione dal Paese.

 Se la Cina si dichiara aperta a costruire rapporti con i talebani, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu chiedono l’immediata cessazione di tutte le ostilità in Afghanistan e l’istituzione, attraverso negoziati, di un nuovo governo che sia unito, inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione piena, equa e significativa delle donne.

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