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Cardito, altro che mozione di sfiducia al sindaco: Cirillo compra, vende e ricompra i suoi “yes-man” garantendosi il fine mandato

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Paventata una crisi di maggioranza a seguito dell’utima riunione datata 8 gennaio. Rumors, chiacchiericcio, niente di tutto ciò, solo celia. Il sindaco Giuseppe Cirillo, ormai veterano, ci ha messo meno di 72 ore per spegnere e silenziare i vagiti dei quattro pseudo dissidenti, parliamo del presidente del consiglio comunale Antonio Giangrande e dei consiglieri Luigi Fusco, Orlando Desimone e Andrea Russo (in foto copertina), rispettivamente di A viso Aperto, Indipendente e Idee in Comune. La fascia tricolore, conosce bene i suoi “volatili”, per tutti quelli che volevano leggere i titoli di coda dell’attuale amministrazione, il diretto interessato non si è minimamente scomposto. Cirillo negli anni, ha imparato a dosare il tempo, a lasciar correre, a riflettere e soprattutto a rimanere in silenzio, all’occorenza poi, poche parole, per ricordare chi comanda, chi è il vero leader, chi è che veramente decide. I fatti e la strategia messa in campo gli hannno dato nuovamente ragione, è una verità oggettiva e inoppugnabile. Gli ultimi malumori erano nati su alcune scelte, dove i quattro “ribelli” non erano stati informati, né presi in considerazione (Progetto Gol), da lì, avrebbero partorito un ammutinamento, ovviamente mai avvenuto.

La sfiducia al sindaco era ormai certa, nove firme avrebbero anticipato di qualche mese la fine naturale di questa consiliatura. Le forze di opposizione (Luigi Iorio, Giovanni Aprovidolo, Giuseppe Mirone, Andreina Raucci e Nunziante Raucci) erano pronte a presentarsi dinanzi al notaio, a sostenere una mozione di sfiducia in consiglio comunale, a non votare il bilancio nel prossimo civico consesso, insomma, avevano dato la propria disponibilità ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il coraggio, quello che è mancato a Giangrande, Fusco, Desimone e Russo. Rabbia e odio si sono dissolti in un secondo incontro durato meno di un’ora. In poche parole, ancora una volta, Giuseppe Cirillo, ha dimostrato come comprare, vendere e ricomprare per pochi centesimi i suoi “polli”, rimettendo tutto in gioco, avallando promesse future in vista delle prossime elezioni. Una compravendita che denota non solo debolezza da parte di chi l’ha subita ma soprattutto arguzia e sagacia da parte del calmieratore, questo è l’attuale livello della politica carditese, questi sono i soggetti che la rappresentano, dal legno di noce a quello di quercia, in un battitto di ciglia si è passati al compensato venduto nei capannoni degli imprenditori orientali.

Ma quello che più sconcerta è l’atteggiamento di Andrea Russo, l’ex consigliere di Forza Italia, ancora una volta ha dimostrato di non avere spina dorsale, la velleità di occupare lo scranno più alto in consiglio comunale rimarrà un sogno nel cassetto. In passato, proprio Russo, aveva fortemente contestato l’operato dell’amministrazione, tra staff, sprechi e mala gestio per poi ritornare sui suoi passi. Ancora una volta la storia si ripete, ancora una volta esce con le ossa rotte, come quando si fece inviluppare votando a favore  dell’albergo di famiglia del sindaco Cirillo. Anche in questa occasione non è riuscito a dimostrare la sua leadership, il suo carisma, rimanendo spettatore silente, passivo ed inerme di fronte ad un vero e proprio cambiamento.    

Non avrebbero certamente compiuto un’impresa, sia chiaro, ma i quattro in questione potevano dare una svolta al paese e scrivere una nuova pagina politica, un massiccio e significativo segnale di discontinuità con il passato, quel passato che non li ha mai visti protagonisti, anzi, al contrario, cadetti proni, pronti a mettersi sull’attenti come quando si è sotto la naia, ovviamente sempre al comando e al servizio del generale Cirillo che gestisce anime vuote in corpi divenuti ormai automi.

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