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Amministrative, c’era una volta Cardito: una pagina da riscrivere tra lingue sporche e narici tappate

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Cardito(NA). La data della presentazione delle liste per le amministrative di maggio si avvicina sempre più. C’è chi ha scelto senza indugi di calare giù le carte e chi invece tiene ben stretti i ‘cinque’ assi. C’è il nome di un candidato sindaco che ormai conosciamo bene, voluto e fortemente sostenuto da sei civiche, dall’altro invece solo silenzio, ipotesi, foto, raduni familiari, al momento chiacchiere e fumo. C’è chi è sceso in campo sondando il territorio in un lungo e in largo, chi d’altronde si rintana ancora nel ‘campo largo’. La campagna elettorale si fa, almeno si dovrebbe fare tra la gente, per la gente e con la gente, ma in un paese seppellito dal mattone scellerato, dall’onta che spinge e schiaccia come una pressa meccanica ogni forma di sentimento e di risentimento, dalle betoniere che continuano ad impastare coprendo il verde e l’azzurro, c’è ancora chi, con il metodo ben rodato dell’usato garantito, sostituisce caselle in giunta regalando ai neofiti del momento soldi pubblici e soprattutto ruoli mai ricoperti, in totale assenza di competenze.

Ma al peggio non c’è mai fine e Cardito purtroppo detiene il record, perché non ci si ferma solo a questo, si continua imperterriti come un Caterpillar. Nella campagna elettorale ci finisce ovviamente anche il puc, questo strumento tanto atteso lo si sta usando come merce di scambio, do ut des, inevitabile per chi sui permessi a costruire ha incentrato il suo core business politico. I pdc stanno fioccando come la candida neve che imbianca le vergini alture, tra schiaffi e appartamenti abbattuti, “quante squallide figure che attraversano il paese com’è misera la vita negli abusi di potere”, avrebbe detto il maestro Franco Battiato.

Se la conoscenza latita, l’ignoranza diventa prateria, la cultura si riduce a mera parola, cultura quella sconosciuta, talvolta sulla carta acquistata a buon prezzo. E via con promesse di assegnazioni indeterminate, tra poltrone da riempire e famiglie da comprare per continuare ad allungare la retta della vergogna. Un agone che vede Davide contro Golia, narrazione conosciuta, forse non a Cardito, già Cardito, dove negli ultimi decenni si è scelto il sistema Barabba.

A maggio c’è la possibilità di riscattare quella che una volta era la cittadina a Nord di Napoli, un vanto, potrebbe ritornare di moda la legalità, imprigionata dalle logiche mefitiche dell’affarismo, potrebbero sparire i famosi ‘110‘, potrebbero essere spesi in maniera oculata ‘tutti’ fondi intercettati, stranamente potrebbero anche arrivare nuovi imprenditori, si potrebbe mettere mano allo stadio Papa, al Palazzo Loffredo, al corso Cesare Battisti e Camillo Daniele ormai morti, far risorgere il comando della Municipale ridotto all’osso e tanto altro.

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda sempre il dito; c’è il teatro comunale, più di 4 milioni spesi per un totale di 189 posti, ci sono le piste ciclabili, tracciate senza logica ed usate come parcheggi per auto, c’è quell’arcana struttura alle spalle del teatro che ad oggi è ancora chiusa e su di essa aleggia sibillino mistero e sconfinata ambiguità. Ci sono troppe lingue sporche e tante narici tappate, bugie vendute come verità, ci sono velleità che tali rimarranno, promesse infrante, c’è chi da un lato si lambicca sul nome e chi invece dall’altro vuole cancellare il passato per riscrivere il futuro. C’è all’orizzonte la potenza di una ics che metterebbe la croce sullo scempio e sul marciume, decretando la parola fine una volta per tutte.

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