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INTERVISTA A SALVATORE PACE, VICESINDACO DELLA CITTA’ METROPOLITANA E DIRIGENTE SCOLASTICO DEL LICEO CLASSICO “PANSINI” DI NAPOLI.  

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Intervista di Sara Mottola

 

Chi è Salvatore Pace (in foto copertina)?

Nato a Napoli, sono il dirigente scolastico del liceo classico “Adolfo Pansini” di Napoli dal 2000.

Lei ha anche un incarico politico: è vicesindaco della città metropolitana. Ci spieghi che cosa significa fare il vicesindaco e quali sono le problematiche che si è trovato ad affrontare e anche a dover risolvere?

Il vicesindaco è un ruolo abbastanza particolare perché la legge Delrio ha abolito le province e ha istituito le città metropolitane, che sono enti di secondo livello cioè non c’è l’elezione diretta da parte dei cittadini ma da parte dei consiglieri della città metropolitana. Vari sono i settori di cui si occupa il vicesindaco: scuola, strade, sviluppo delle delibere, necessità di presidiare le riunioni di giunta e quant’altro.

Quali sono le problematiche maggiori che si è trovato ad affrontare in questo ruolo?

Le problematiche maggiori riguardano i servizi: trasporti e la fruizione dei beni della città metropolitana come il bosco della reggia di Portici. I trasporti vivono una situazione drammatica; tenga presente che l’azienda dei trasporti di Torino ha avuto quaranta milioni da parte dello Stato per risanare il suo debito; l’Eav ha avuto, invece, seicento milioni;la CTP è in grave difficoltà. Queste problematiche sono ascrivibili a scelte sbagliate di gestione. Per non parlare della manutenzione relativa al bosco di Portici.In seguito alla soppressione delle province, lo Stato non ha adeguatamente provveduto a fornire le città metropolitane delle stesse funzioni, per cui stiamo cercando di sollecitare la Regione Campania nell’attribuirci le giuste risorse per poter intervenire.

Alla luce delle problematiche da lei enunciate,quali provvedimenti lo Stato dovrebbe intraprendere per favorire lo sviluppo economico e sociale del sud e, in particolare, della città di Napoli?

Il problema non riguarda solo Napoli ma tutti i comuni che pagano le conseguenze delle norme relative al pareggio di bilancio: il fiscal compact e la spending review; la prima impone la decrescita del debito pubblico; la seconda, invece, impone che anche gli enti locali debbano avere il pareggio di bilancio. Di conseguenza, questi ultimi versano in una situazione di profonda sofferenza economica e i cittadini finiscono con il pagare le disfunzioni dei servizi. Il tutto imputabile ad una scellerata adesione al patto di stabilità europeo.

Quindi, sarebbe auspicabile da parte dell’Italia un’assunzione di maggiore autonomia rispetto ai paletti imposti dall’Europa?

Bisogna rivedere i trattati europei che agevolano le economie di paesi forti come la Germania. In questa fase storica di capitalismo postmoderno, stiamo assistendo ad una divaricazione sempre più netta della forbice sociale: da un lato una grande ricchezza in mano a poche persone e dall’altro tantissime sono le famiglie che versano in gravi difficoltà economiche. Quindi è necessaria un’inversione nella redistribuzione della ricchezza e lo sviluppo di politiche maggiormente attente ai giovani, affinché possano coltivare dei progetti di vita futura.

Lei è anche il dirigente scolastico del liceo classico “Pansini” di Napoli. Alla luce di questi ultimi episodi di violenza, che hanno visto come protagoniste queste baby gang, ci può aiutare ad analizzare le cause che generano questi episodi incresciosi  e quali potrebbero essere le idee utili ad arginare questi fenomeni sociali?

In realtà questi fenomeni non sono affatto in aumento;  quella che è aumentata è l’attenzione mediatica per gli stessi, in quanto se ne sta facendo un uso speculativo a livello politico. Un po’ come la questione dell’invasione dei migranti. Non c’è nessuna invasione, se non nella mente di qualche politico che vuole strumentalizzare questa situazione. Le cause vanno ricondotte ai contesti familiari, non solo di stampo mafioso ma anche semplicemente famiglie che non hanno modelli positivi di riferimento da praticare. Se ci sono reati contro l’ambiente, è giusto che siano le famiglie dei minorenni imputati a doverne rispondere economicamente e, nei casi più gravi di accoltellamento, sarebbe giusto sottrarre la potestà genitoriale ai genitori indegni. Bisogna risalire alla causa prima delle cose: se lo stato lucra sulle scommesse, sull’alcol, sul tabacco, è evidente che si imbatterà in tantissimi giovani che saranno vittime dell’alcolismo o del gioco o del fumo. La scuola, insieme alle parrocchie, è l’unica agenzia educativa che si è fatta carica di educare le persone e non la si può stressare ulteriormente. Inoltre anche i media hanno una grave responsabilità in tutto questo.

Lei dice che i media hanno una grave responsabilità. Ci spieghi meglio?

Esiste un problema in Italia dei media che enfatizzano il male e non rappresentano il bene. Gli italiani pagano il canone per vedere programmi squallidi come l’isola dei famosi, che diffondono modelli di comportamento assolutamente incompatibili con l’etica e il vivere sociale. Evidentemente la logica di mercato impone l’adeguamento alla pancia della gente e la pancia vuole morte, sesso, violenza etc.

Una domanda sull’inclusione sociale. Abbiamo visto che il Comune di Napoli ha sottratto fondi ai ragazzi disabili, privandoli della possibilità di usufruire dell’assistente materiale a scuola. Lei, invece, cosa molto lodevole da parte sua, si è fatto carico di questa pesante situazione per cui, attingendo ai fondi della scuola, ha dato la possibilità a qualche ragazzina disabile  di godere dell’assistente materiale e , quindi, poter venire a scuola regolarmente. Il punto è che lei rappresenta un caso isolato?

Le cose non stanno in questi termini.  I fondi relativi all’assistenza materiale per portatori di handicap sono venuti meno solo per il secondo ciclo di istruzione.  Di questa situazione si occupava le province. Con la legge Delrio, le province sono state soppresse e il tutto, adesso, fa capo alla Regione che dovrebbe erogare i fondi necessari per l’assistenza ai portatori di handicap.  Mancano all’appello sette milioni. Adesso le famiglie devono chiedere i fondi alla Regione. In realtà la responsabilità principale deriva da una legge dello Stato che non considera più l’assistenza materiale per ragazzi disabili un diritto ma un servizio a domanda, per cui la famiglia deve fare domanda e non è detto che ci siano i fondi per rispondere a questo diritto. Una vergogna tutta italiana!

 

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