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Cardito: lo stallone del cemento e quelle lacrime da coccodrillo

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Si è consumato ieri il tanto attesto consiglio comunale, un civico consesso, così atteso che prima di svolgersi, ha fatto tacere per un mese, sindaco, maggioranza, zerbini (pronti ad applaudire per i parenti da sistemare) con la lingua di fuori, tifosotti e…poi lo vedremo più avanti. All’ordine del giorno, senza giri di parole, teneva banco l’argomento più caldo, ovvero lo scandalo concorsopoli, dove a più riprese, il sindaco Giuseppe Cirillo, è stato tirato in ballo dall’ex presidente delle commissioni esaminatrici, Egizio Lombardi e dall’amministratore della società ‘Selezioni e Concorsi’ Alessandro Montuori.  Accuse gravi, mosse nei confronti della fascia tricolore, secondo quanto riportato anche dalla stampa nazionale ed interregionale (Il Mattino e il Roma), Cirillo – a detta di Montuori- avrebbe fornito una lista per favorire alcuni soggetti durante le prove concorsuali, inoltre Lombardi, durante gli interrogatori, conferma che lo stesso metodo adottato nel Comune di Cercola, è stato traslitterato anche a Cardito, il tutto su indicazione politica di Cirillo. Il primo cittadino, in consiglio comunale, palesemente teso, prima di esternare la sua posizione, si è esibito in uno striptease, togliendosi prima la giacca e sbracciandosi la camicia poi, alla ‘Full Monty’ per intenderci. Sappiamo bene che il feeling tra Giuseppe Cirillo e la lingua italiana non c’è, come due giovani innamorati che si cercano, in attesa della prima volta. L’ingegnere più gettonato, al di là di questo, ha confermato quanto detto nel consiglio comunale del 13 dicembre 2019, aggiungendo e palesando la totale tranquillità, che a mezzo stampa egli stesso ha appreso le dichiarazioni di Montuori e di Lombardi e che ha dato mandato al suo avvocato. Su quest’ultima affermazione però bisogna riflettere. Partiamo dal presupposto che non ci aspettavamo nulla di diverso: guai se avesse confermato! Sarebbe stato l’inizio della fine. Epperò, dare mandato ad un avvocato non significa querelare; non si tratta di una bugia, è proprio come ribadito poc’anzi, perché il mancato incontro tra il sindaco e la lingua madre lo penalizza ancora una volta e con quella dichiarazione pubblica il diretto interessato non ha chiarito proprio nulla.

Caro sindaco, hai querelato sì o no? La domanda è più che lecita e bisogna ricordare ai meno attenti ed ai tifosotti che proprio Cirillo nel 2016, impiegò meno di dieci giorni per radunare la giunta e querelare il sottoscritto e il signor Giovanni Grassia per la vicenda B1 ed anche la testata giornalistica (stranamente in tribunale sono finiti tutti tranne la testata, ormai asservita ed al soldo del potere, ma questo è un dettaglio). Come si legge dalla delibera, visto che il sito non è mai aggiornato, l’impegno della spesa, solo per sporgere querela, all’epoca, è costato ai contribuenti carditesi euro 3.501,89. Dalla pubblicazione del primo servizio, 17 ottobre 2016, alla querela, 26 ottobre 2016, passarono esattamente 9 giorni. Inoltre, le testata giornalistica Mosaico, riprese la notizia (sul cartaceo, articolo firmato dall’ex direttore Giovanni De Cicco) e addirittura il giornale online Nano Tv, riportò anche le dichiarazioni dell’ex consigliere Marco Mazza e del sindaco Cirillo, dove spiegava perfettamente i motivi della querela (vedi foto in basso) chiedendo addirittura l’adozione di misure cautelari. Cosa è cambiato dal 2016 ad oggi? Non è stata lesa dalle gravissime dichiarazioni di Montuori e Lombardi l’immagine del sindaco pro tempore Cirillo e dell’intera comunità che egli rappresenta? Ma si sa, all’uomo è stata data la parola per nascondere il pensiero. Ad oggi, cari lettori, l’udienza che vede il sottoscritto impegnato nel processo contro il sindaco di Cardito, è stata rinviata a gennaio 2021, ed essere rinviati a giudizio non significa essere colpevoli. E tra l’altro, gran parte delle accuse che sono state mosse nei confronti del sottoscritto sono già state cestinate dal giudice che sta seguendo la vicenda. Chi non ha timore della verità, parla e scrive ad alta voce e con il petto in fuori. Ci dispiace invece per i contribuenti carditesi, che continuano ad accollarsi l’onorario dello studio legale che sta difendendo Cirillo in tribunale: dovrebbero inoltre essere pubblici i dati delle spese, perché i cittadini hanno il diritto di sapere a quanto ammontano le parcelle dello studio legale, ma dal ‘castello’ dei misteri tutto tace. Ma entriamo nel merito del dibattito che si è consumato nell’aula consiliare Francesco Narciso, esatto, aula consiliare e non aula di tribunale, chi lo ha mai detto, chi lo ha mai pensato, chi ha minimamente lasciato intendere che ieri si dovesse celebrare un processo?

I giornalisti hanno il dovere di riportare le notizie, i cittadini hanno l’obbligo di essere informati. Probabilmente, se Cirillo avesse reso pubblica la notizia della querela, così come nel 2016, (cosa che nemmeno ieri ha specificato e chiarito) nei confronti di chi lo accusa di fatti gravi, non si sarebbe nemmeno celebrato il consiglio comunale, il sindaco non doveva dare spiegazioni alla pseudo opposizione  – e arriveremo anche a parlare di loro – ma ai tanti giovani che credono ancora nella meritocrazia, che si impegnano, che studiano, che non cercano scappatoie, che hanno dedicato per quei concorsi, tempo, sudore, energia e sogni, sì, sogni infranti da una lista. Vedi caro Cirillo, sappiamo bene chi si cela dietro quel volto d’angelo, il fuoco della verità ha ormai sciolto quella maschera di cera. Nonostante non si trattasse di un processo, non è mancato l’inutile sproloquio. Anche quelli che hanno seguito il dibattito in diretta streaming, purtroppo, non sono riusciti a  sottrarsi dalla tediante apologia che qualche adepto ha espletato durante il susseguirsi degli interventi, inutili e vani certi sermoni, solo una fastidiosa sollecitazione ai nostri zebedei, perché sappiamo comprendere più che bene cos’è la politica e cos’è la magistratura e soprattutto sappiamo dove rivolgerci per le lezioni di filosofia del diritto o per le consulenze legali (dagli avvocati ovviamente, dagli avvocati…).

Veniamo ora alla pseudo opposizione, formata dal gruppo dei ‘Barriani’, ovvero, Pina Tignola, Salvatore Setola, Cristofaro Salvato e Angelo Iannicelli, quest’ultimo addirittura assente. Non ci aspettavamo certo gli opliti, ma riuscire a produrre il nulla assoluto, essere più sterili delle garze ospedaliere, proprio no, insomma, si è passati in un attimo dal veemente ruggito al placido e candido vagito. Ci aspettavamo dai consiglieri Tignola e Setola, visto che sono due avvocati, avvezzi al linguaggio giuridico, un mordente più feroce, una parvenza di latrato, soprattutto dopo l’intervento del sindaco, ma il consigliere che passerà alla storia per l’immane numero di pec, (per carità, anche quelle servono) ha risposto, dicendo che il sindaco, sul punto in questione (concorsopoli), è stato chiaro, chiarissimo ed eloquente. Insomma, il consigliere Setola dà il meglio di se quando produce le pec, Salvato mai pervenuto, se non quando si fa l’appello, poi per il resto, mai una parola, infine la consigliera Tignola, un fuoco di paglia, evanescente. L’unica voce fuori dal coro Marisa Natale, che ha tenuto botta fin quando ha potuto, gli altri interventi si commentano da soli. La pseudo opposizione o parte della maggioranza non ‘dichiarata’, poteva risparmiarsi lo scempio di ieri. In altri Comuni, le opposizioni, quelle vere, avrebbero chiesto la testa del sindaco, ma il livello politico che esprime Cardito purtroppo è questo, non si supera ormai da anni, il millimetro della mattonella. Mancano i veri consiglieri, le vere spine nel fianco, quelli estromessi con logiche sporche e losche. Al momento, la vera alternativa allo stallone del cemento, degli incarichi e di altro, non c’è, solo un magistrato può liberare e salvare il paese. 

Ma se da un lato si parla di pseudo opposizione, dall’altro bisogna menzionare anche la pseudo comunicazione ed il pseudo giornalismo. Partiamo da un presupposto: ci sono i giornalisti e poi quelli iscritti all’ordine. Ma vi è anche un’altra rappresentanza, quelli dei pezzenti d’animo, oberati e viscidi, della serie “Devo farmi il Natale anch’io”. Personaggi improvvisati, querelati a destra e a manca dai politici locali, perché non usciti oltre il circondario limitrofo, ma sistematicamente prezzolati ben rodati, a cui viene pagato il silenzio, non la professionalità e la competenza. Quelli a cui è stata regalata una tessera per definirsi e sentirsi qualcuno e qualcosa, che non hanno mai visto, nemmeno lontanamente l’ombra di una vera redazione, che non si sono mai confrontati con firme nazionali, che non conoscono gli ‘ambienti’, non conosciuti lontanamente dagli ‘ambienti’ stessi, insomma, la peggiore manovalanza, che se la paragonassimo ai braccianti agricoli, offenderemo una nobile categoria, ma si sa, la carta igienica non potrà mai essere pergamena. Questi soggetti, gaglioffi, dopo un mese di silenzio, ieri hanno rifiatato, costretti ad implodere per 30 giorni, ma appena sentito lo schiocco delle dita del padrone, come si fa con i cani bastardi o trovatelli insomma, durante l’addestramento, a comando, hanno prodotto l’ennesima nefandezza, pur di riempire le proprie tasche ed impoverire ulteriormente la propria coscienza, in questo caso, il cane non sarà fedele per scelta, ma schiavo per bisogno, il padrone potrà sempre decidere di abbandonarlo nel buco di un palazzo, lì dove lo aveva trovato.

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